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 Come la pensiamo


A Montalcino si gioca una partita determinante per il futuro del vino italiano
Tutti contro tutti nelle dolci colline ilcinesi: prevarrà il potere dei soldi?

"Conquista ciò che hai ereditato dai padri per possederlo veramente” (Goethe)

Attorno a questa frase ruota il senso del pensiero che molti amanti del vino italiano vibratamente cercano di affermare avverso le tendenze modernistiche dei produttori più potenti. Nella difesa dell'identità di ciò che si è ricevuto in dono dal passaggio dei padri sta l'intero valore del progresso, null'altro risultando più importante dell'approfondire la conoscenza della materia applicando le capacità e le tecniche dei tempi presenti.

Invece incalza l'affair Brunello nel senso più tragicamente prevedibile: si preme per cambiare il disciplinare per "svecchiare" il Sangiovese e renderlo "ufficialmente" gradito ai palati merlottizzati e innumerevoli sparsi per il mondo che nulla sanno - e forse nulla sapranno mai - della magia di questo vitigno tutto italiano.

Angelo Gaja, gran maestro della nobile arte di fare il vino e di comunicarlo, salomonicamente parla di cambiamento trasparente, nel senso che sia libero il produttore di aggiungere Merlot al Sangioverse grosso purchè lo indichi in etichetta. E' perfetto: tanto la parola BRUNELLO campeggerebbe comunque ed è proprio questo ciò che nessuno molla. Disciplinare nuovo, sistemi vecchi.

Direi semplicemente che se i produttori tradizionali intendono restare tali e dare un valore alla loro scelta, le regole per loro dovranno essere restrittive al fine di garantire solo ai migliori il vanto e il merito di poter scrivere in etichetta "BRUNELLO TRADIZIONALE". Questo lo si deve riconoscere per forza: puro scempio sarebbe azzerare la differenza tra un sangiovese puro e un meticcione. E' vero che i ricchi russi o cinesi o di chissaddove non sapranno neanche cosa vuol dire tradizionale, ma al farisaico utilizzo dell'italico e originale nome Brunello per un vino "impuro" almeno si ponga il limite di avere per disciplinare una doppia identità, la più nobile delle quali sarà privilegio non dei ricchi o degli ignari ma dei colti che amano la storia italiana.

Sono certa che il futuro del Brunello sarà comunque legato all'inimitabile sapienza di chi continuerà a lavorare per il vero, puro Sangiovese; sarà di chi avrà conservato e arato solo i vigneti migliori, quelli veramente vocati per il Brunello; sarà di chi avrà avuto il coraggio di restare oggi  in minoranza, forte tuttavia di quel senso etico che da sempre, a dispetto delle grandi cavallerie, ha da solo cambiato il mondo.

Di certo il grande businness moderno non sarà d'accordo, ma la frase di Goethe è una di quelle verità fondamentali che stanno alla radice di ogni identità.
A Montalcino come ovunque, la ragione economica tenta di piegare quella storica: è assai più semplice spendere denaro rispetto all'investirlo umilmente nel nome della conoscenza.

Così si disperdono la saggezza antica e il senso del futuro.
Così memoria e identità patiscono la stolida prepotenza del presente.

Saremo testimoni operosi nella misura in cui faremo della conquista del sapere l'origine e il fine delle nostre scelte.

 


       





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